In Cattedrale, le riflessioni degli studenti sulla pace, poi l’omaggio ai Caduti. Il giorno dopo, la presentazione di “Giornali Prigionieri” di Giuseppe Ferraro
CARIATI – Celebriamo il 4 Novembre non per voltarci indietro, ma per interrogarci su chi siamo oggi, su quali valori vogliamo difendere e trasmettere alla nuove generazioni. Si è rivolto così il sindaco di Cariati Cataldo Minò agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che gremivano la concattedrale San Michele Arcangelo in occasione della tradizionale cerimonia in ricordo dei caduti di tutte le guerre e nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
La commemorazione, alla presenza di numerosi rappresentanti delle Forze dell’Ordine e della Giunta municipale, è iniziata con la Santa Messa celebrata dal parroco don Gaetano Federico ed è proseguita con le riflessioni del primo cittadino, della dirigente scolastica dell’IC e dell’IIS, Sara Giulia Aiello, della direttrice del Museo Civico MuM.A.M. Assunta Scorpiniti e dei rappresentanti dell’ANMIG (Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra).
Ampio spazio è stato riservato alle riflessioni degli studenti sul valore della pace, un momento coordinato dalla docente Carmela Fazio, in cui hanno fatto bella mostra i coloratissimi elaborati grafici e slogan preparati dagli stessi ragazzi, inneggianti il desiderio di pace in un mondo ancora dilaniato dai conflitti e l’impegno a costruire un futuro più giusto e libero.
Al termine della funzione religiosa, si è formato il corteo istituzionale che ha raggiunto il Monumento ai Caduti in guerra dove, dopo un momento di raccoglimento sulle note de “Il Silenzio”, si è svolta la cerimonia commemorativa con la deposizione della corona d’alloro da parte del sindaco Minò e della comandante facente funzione della Polizia Municipale, Patrizia Marino. Infine, in un clima di raccoglimento, è stato letto il lungo elenco dei giovani cariatesi che hanno sacrificato la propria vita per la Patria.
La Giornata, nell’intenzione degli organizzatori, in un tempo attraversato da conflitti e tensioni, è servita non solo a riaffermare il valore della pace, ma soprattutto la necessità di costruire insieme, anche a livello locale, un futuro fondato sul dialogo, sul rispetto e sulla solidarietà.
Sugli stessi temi, il giorno successivo, mercoledì 5 novembre, presso il Museo Civico si è tenuta la presentazione del libro “Giornali Prigionieri” (edito da Donzelli) del prof. Giuseppe Ferraro, un racconto sulla vita dei prigionieri italiani durante il primo conflitto mondiale, in cui 600 mila soldati vennero rinchiusi nei campi di prigionia in territorio tedesco e austro-ungarico. Persone che cercavano di mitigare la sofferenza con la musica, il teatro, l’artigianato, la lettura e il giornalismo. Di queste, ne morirono più di 100 mila e quelle che rimasero furono segnate da quella esperienza per tutta la vita. Tuttavia, il volume di Giuseppe Ferraro che, oltre ad essere dottore di ricerca universitario, è direttore del Comitato di Cosenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e dirigente dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e l’Italia Contemporanea, non racconta solo le atrocità della guerra, ma l’animo dei prigionieri, la nostalgia delle famiglie e per la patria lontana, le mortificazioni subite e il grande desiderio di pace.
Sempre mercoledì, a cura della direttrice del Museo Assunta Scorpiniti, è stata allestita un’esposizione di fotografie e cimeli di guerra, testimonianza preziosa della storia di Cariati e della memoria dei Caduti.
MARIA SCORPINITI

















