Molto volentieri pubblichiamo questa bella testimonianza di don Cyriaque Niyongabo, sacerdote del clero della Diocesi di Palestrina (Roma), in ricordo di don Rocco Scorpiniti, scomparso lo scorso 3 gennaio a Cariati. Don Ciryaque è originario del Burundi; da Don Rocco è stato incoraggiato, seguito e sostenuto nel percorso formativo che lo ha portato al ministero sacerdotale.
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Ho appreso in questo oggi, festa del Santo Nome di Gesù, la Pasqua di don Rocco Scorpiniti! Mentre si chiudono le porte sante terrene, si apre per lui la Porta santa della città santa, la Gerusalemme celeste. Mi vengono in mente allora le parole di Gesù:
“Vieni benedetto del Padre mio, Ero straniero e mi hai accolto!”
Queste sono parole che immagino abbiano risuonato nelle orecchie di zio Rocco quando ha incontrato il Suo Signore. Chi conosce la sua storia capisce subito il perché di questa mia scelta di questo passo cha parla di un’opera della misericordia corporale che troviamo nel Vangelo di Matteo 25. Se è vero che nella chiesa, quella vera nessuno è o sarà mai straniero, è nella fedeltà alle parole del vangelo che si trova l’inveramento della nostra fede professata che don Rocco ci ha insegnato a vivere.
Sono don Cyriaque, sacerdote da 20 anni e sono originario del Burundi. Sono venuto in Italia a studiare a Roma. Ho conosciuto don Rocco (Zio Rocco per tutti e quindi anche per me) quando ero seminarista, grazie alla mia carissima amica Assunta Scorpiniti, nipote di don Rocco. Il nostro incontro personale con questo padre risale al mese di dicembre 2002.
Sono stato ospite della sua parrocchia dal mercoledì santo del 2003. Da quel momento in poi, proprio grazie ad uno stile altamente umano e profondamente sacerdotale che lo contraddistingueva, ho imparato da lui come vivere il sacerdozio nella massima disponibilità e dedizione. Un uomo mangiato come si suol dire di certi sacerdoti, era davvero difficile camminare con lui sul lungomare di Cariati perché lo salutavano in tanti, conosceva tutti che chiamava per nome quale pastore buono e bello che era. Sorridente e benevolo con tutti, l’ho visto come un punto di riferimento per molti.
Il mio soggiorno cariatesi più lungo fu quello dell’estate del 2003. Lui non volle trattenermi a casa sua. Mi offri la possibilità di incontrare tante famiglie. Il pranzo o la cena erano momenti conviviali in cui si condivideva la vita, la pastorale, etc.
Don Rocco era attento a tutta la persona umana nella sua interezza! Quando gli ho condiviso la mia intenzione di andare a lavorare in Germania all’Audi, mi fece notare con tanta caritatevole delicatezza che non faceva il caso mio. Si preoccupò che avrei potuto saltare qualche messa domenicale per motivi di lavoro, e ciò non era una caratteristica buona per chi si preparava al sacerdozio! Mi chiese di restare in preghiera e meditazione ogni giovedì dove dimoravo all’ostello della gioventù di Cariati Superiore.
Pur avendomi materialmente accolto e aiutato, non ha mai preteso un mio servizio. Ogni volta che sono tornato da lui, ero come un figlio che tornava a casa, sia a Cariati, sia quando stava in servizio a Pietrapaola.
L’hi visto preparare con cura e semplicità le sue celebrazioni con quella libertà che lo teneva lontano dalle fissazioni sinagogali di alcuni. Vedevo un prete di frontiera tra lo stile preconciliare e post conciliare.
Ringrazio davvero il Signore, autore dei nostri incontri, il quale mi ha fatto conoscere prima Assunta, poi tutta la famiglia cariatese, davvero tutto il paese e soprattutto il suo figlio bello e pastore buono, servitore fedele. Che possa entrare in possesso della ricompensa dei giusti. Possa il Signore mandare altri santi sacerdoti, uomini e donne buoni come zio Rocco. Con gratitudine, arrivederci in Paradiso!
don Cyriaque

