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CALABRIA – VENTI MINUTI PER UNA VISITA SPECIALISTICA

Il piano per abbattere le liste d’attesa con tempi ridotti per i primi accessi. La proposta di Azienda Zero sarà discussa oggi, medici sul piede di guerra

CALABRIA – Si riunirà oggi, 4 giugno, in modalità telematica il gruppo tecnico convocato dalla Direzione Generale di Azienda Zero per decidere una nuova strategia finalizzata ad abbattere le liste d’attesa. L’obiettivo è quello di ridurre il tempo delle prime visite specialistiche  ambulatoriali da 30 a 20 minuti, come ha già fatto da tempo l’Asp di Crotone, estendendo la misura nel resto della regione. Se la cosa dovesse passare, i medici non si sentirebbero tutelati poiché – dicono – il rischio di errore diagnostico sarebbe elevato. E poi, in base all’ultimo Contratto Collettivo nazionale del Lavoro, spetta agli specialisti decidere la durata della visita “secondo scienza e coscienza”. All’articolo 3, infatti, si legge testualmente che “il numero di prestazioni erogabili per ciascuna ora di attività è determinato sulla base della tipologia e della complessità della prestazione”.

I medici specialisti non ci stanno, quindi, e citano, oltre il Contratto, una sentenza del Tar del Lazio che nel 2018 aveva bocciato le visite a tempo, riconoscendo l’autonomia di giudizio del professionista circa la congruità del tempo da riservare a ciascuna visita. Per il sindacato dei medici, che si è sempre opposto all’idea, le visite cronometrate non garantiscono la qualità dell’assistenza sanitaria e vanno a discapito dei pazienti. «Tutto questo – affermano i medici interessati – ad insaputa della maggior parte dei colleghi. È stata già aperta l’agenda con tempi per prime visite ridotti a 20 minuti, senza pause e senza interpellare nessuno sulle singole esigenze di branca: ciò significa anche andare contro un contratto. Si avvalgono di un Dca, il n. 345 del 7 novembre 2024, ad oggi non applicabile perché la sanità in Calabria non è più commissariata».

Lo stesso Dca assegna a ciascuna Azienda Sanitaria risorse per le prestazioni aggiuntive, svolte da personale medico ed infermieristico, con il vincolo di utilizzo per la riduzione delle liste di attesa, impegnandole all’adozione di un piano operativo. Nell’allegato 2, si stabilisce anche il tempo massimo di esecuzione di una visita specialistica o di un esame radiologico: 20 minuti per l’esecuzione di una prima visita cardiologica, ginecologica o oculistica, ecc.; 30 minuti per una risonanza del cervello anche se eseguita con mezzo di contrasto; 15 minuti per un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici sia se l’esame si esegue a riposo che dopo prova fisica o farmacologica, 15 minuti per un elettrocardiogramma dinamico e 30 minuti per un test cardiovascolare da sforzo.

I medici specialisti ribadiscono di non sentirsi affatto tutelati con la riduzione dei tempi delle visite ambulatoriali, una decisione che servirà unicamente a ridurre a livello regionale i tempi per la prima visita. Puntualizzano: «Noi dobbiamo erogare non solo farmaci, esami ematochimici e radiografici, fisioterapia, ausili, dopo che il paziente ha atteso 5-6 mesi per una visita, ma dobbiamo preparare pure l’impegnativa per il controllo e prenotarlo. Quanto tempo resta per un accurato esame obiettivo e per illustrare la terapia al paziente? Fare tutto in 20 minuti è una follia, è deontologicamente inammissibile e va contro il paziente».

In base al Giuramento di Ippocrate, un medico deve poter valutare per scienza e coscienza, rimanendo nei tempi e inserendo nuovi controlli per la modulazione delle terapie in virtù di esami effettuati. Anche il ricorso dei pazienti ai privati convenzionati non sempre è efficace. A titolo d’esempio, prendiamo il caso di un paziente che ha bisogno urgente di una visita fisiatrica e la effettua in un centro privato convenzionato, pagando il ticket come nel pubblico. Quel Centro non può però erogare ausili, né certificati medico legali, per cui deve tornare all’Asp, rifacendo la prima visita. Ci sarebbe anche un’altra criticità: da Crotone, dove è stata già applicata la visita specialistica di 20 minuti, alcuni medici hanno preferito andare via. Risultato: meno professionisti e liste d’attesa ancora più lunghe.

Infine, occorre evidenziare l’aspetto deontologico: il rapporto medico-paziente non può essere cronometrato, deve tenere conto delle peculiarità individuali e della eventuale complessità del quadro che potrebbe emergere da un attento esame del paziente.

Ridurre le liste di attesa è oggi una necessità per una sanità più efficiente e performante, e per garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie a tutti i cittadini. Occorre, tuttavia, prevedere i tempi delle visite  garantendo l’etica, la tutela dei professionisti e la sicurezza delle cure.

MARIA SCORPINITI (Il Quotidiano del Sud – L’AltraVoce 4 giugno 2026)

 

 

 

 

 

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