Le Lampare sul procedimento relativo al presunto disastro ambientale. L’assessore Cicciù: «Non potevamo farlo prima dell’udienza preliminare, fissata al prossimo 15 settembre»
CARIATI – Il Comune di Cariati si costituisca parte civile nel procedimento relativo al presunto disastro ambientale della discarica per rifiuti non pericolosi di Scala Coeli. Deve farlo soprattutto ora che la Regione Calabra ha rigettato l’istanza di riattivazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), presentata dalla società Bieco S.r.l., proprietaria dell’impianto, e ha confermato la sospensione disposta nel 2023 a seguito dell’ingente sversamento di percolato nel torrente Patìa, affluente del Nicà. La Regione, inoltre, nei giorni scorsi ha avviato anche il procedimento amministrativo per la revoca dell’autorizzazione.
«Un’azione legale congiunta dei Comuni che non può più aspettare» – affermano gli attivisti delle Lampare, provocando la dura risposta dell’assessore comunale Francesco Cicciù che chiarisce: «Si vuole fare propaganda; solo nei giorni scorsi è stato notificato il decreto di fissazione dell’udienza preliminare, prevista per il 15 settembre, nell’ambito del procedimento relativo al presunto disastro ambientale della discarica per rifiuti non pericolosi di Scala Coeli. La normativa è chiara: la costituzione di parte civile può avvenire esclusivamente nei tempi e secondo le modalità previste dal Codice di procedura penale. Non è una scelta discrezionale dell’Amministrazione, dunque, né può essere anticipata sulla base di valutazioni politiche o di comunicati stampa».
Il Comune di Cariati, tecnicamente, non poteva quindi costituirsi parte civile prima della fissazione dell’udienza preliminare, poiché, come rimarca Cicciù, il compito di chi amministra è di agire nel rispetto della legge e nell’interesse della comunità, senza inseguire polemiche che rischiano di generare disinformazione e confusione.
Sulle ultime dichiarazioni dell’assessore Cicciù, da Le Lampare controbattono che i tempi sono maturi per dare seguito alla riunione tra sindaci avvenuta a Crucoli il 14 luglio 2023, all’indomani dell’ingente sversamento di percolato che, dalla discarica, è confluito nel torrente Patìa e, da qui, nel Nicà.
«È corretto affermare – puntualizzano da Le Lampare – che la costituzione di parte civile non può avvenire prima della fissazione dell’udienza preliminare: lo stabilisce il Codice di procedura penale, che consente tale atto solo dopo la notifica del decreto di fissazione dell’udienza e comunque entro l’inizio dell’udienza stessa. Ma è altrettanto vero – proseguono – che prima dell’udienza esistono atti amministrativi e politici indispensabili, che i Comuni avrebbero potuto e dovuto predisporre per tempo. E questi atti non sono stati fatti».
La riunione del 14 luglio 2023 a Crucoli era nata proprio allo scopo di avviare l’iter per un’azione legale congiunta. «In quella riunione in cui eravamo presenti – spiegano – i sindaci rappresentanti del territorio, iniziando da Crucoli, Terravecchia e Cariati avevano assunto un impegno preciso: deliberare formalmente la volontà di costituirsi parte civile, individuare un avvocato incaricato di rappresentare i Comuni, predisporre gli atti amministrativi necessari e coordinare la raccolta della documentazione tecnica utile alla futura costituzione». Passaggi che non richiedevano alcuna udienza preliminare e avrebbero consentito ai Comuni di arrivare preparati al momento processuale.
«Nonostante l’impegno assunto pubblicamente – incalzano da Le Lampare – nulla di quanto stabilito risulta essere stato realizzato: nessuna delibera congiunta, nessuna scelta dell’avvocato, nessuna determina di incarico, raccolta documentale o atto amministrativo preparatorio. Il tempo a disposizione c’è stato, ma i Comuni ora sono pronti?».
Infine rivolgono un invito al sindaco di Cariati Cataldo Minò e agli altri sindaci coinvolti, quello di recuperare il tempo perduto e di agire per come deciso nella riunione del 14 luglio 2023.
M.S.

