Messa con l’arcivescovo Aloise, processione e in serata il concerto di Angelo Famao
Cariati ha festeggiato ieri, in maniera solenne, il suo patrono San Leonardo, una ricorrenza che unisce fede, tradizione e senso di appartenenza. La giornata è iniziata alle ore 9.30 con la celebrazione eucaristica nella concattedrale San Michele Arcangelo, presieduta dall’arcivescovo di Rossano Cariati, mons. Maurizio Aloise. Accanto a lui i parroci don George Viju, don Onofrio Farinola, don Angelo Bennardis e il diacono Francesco Pio Garbato. Tantissimi i fedeli intervenuti, insieme alle autorità civili e militari.
In apertura, il benvenuto di don George a mons. Aloise e il saluto del sindaco Cataldo Minò con il tradizionale rito dell’accensione della lampada votiva e la consegna delle chiavi della città al Santo. Il Primo cittadino, nell’occasione, ha ricordato la profonda devozione che i cariatesi nutrono per il Santo di Noblac, vissuto nel VI secolo, protettore dei prigionieri e dei carcerati, al quale ha affidato la città e i suoi abitanti. Nel suo intervento, il sindaco ha posto l’accento sulla recente dichiarazione di Venerabilità di don Alessandro Vitetti, motivo di gioia per l’intera comunità e per la diocesi, e ha sottolineato con emozione che la festa di quest’anno è la prima senza don Rocco Scorpiniti, il sacerdote cariatese scomparso nel gennaio scorso, figura spirituale di riferimento della popolazione che, proprio come don Vitetti, ha impostato la sua missione presbiterale sulla carità e sull’amore verso i più fragili della società.
Nell’omelia, mons. Aloise ha richiamato la comunità a riscoprire l’attualità della testimonianza del Patrono. «San Leonardo ha saputo tradurre la fede in opere di giustizia e carità – ha spiegato il presule – la sua vita insegna che la grandezza dell’uomo non sta nel potere, nella ricchezza o nel prestigio, ma nella capacità di farsi portatore di frutti di bene e di pace». La figura di San Leonardo è significativa proprio perché ha saputo riconoscere la dignità e il valore inestimabile delle persone emarginate – ha continuato l’arcivescovo, rimarcando la sua attenzione particolare verso i prigionieri e la capacità di riconoscere nei poveri il volto di Cristo.
«Una città è grande non solo per la sua storia, le sue bellezze e le tradizioni, ma quando sa prendersi cura dei più fragili: questa è la missione che il Patrono consegna alla comunità di Cariati, per essere testimoni credibili del Vangelo nel nostro tempo. Non un semplice attivismo o una sensibilità sociale, ma una particolare dedizione agli ultimi, frutto di una fede che genera comunione». L’invito finale è stato all’unità: la festa patronale è l’occasione per superare le divisioni e camminare insieme, facendosi carico delle difficoltà degli altri e rinnovando la responsabilità di essere una comunità viva e accogliente.
Al termine della messa, mons. Aloise ha benedetto i bambini vestiti alla foggia del Santo e, subito dopo, è partita la processione con sosta presso la parrocchia Santa Maria delle Grazie, alla marina. Nel pomeriggio, alle ore 16, il corteo con l’effigie del Patrono è proseguito verso la Concattedrale dove, all’arrivo, ha avuto inizio la messa presieduta da don Angelo Bennardis. In serata, in piazza Rocco Trento, l’atteso concerto offerto dal Comune di Angelo Famao, l’artista siciliano tra i volti più noti della scena neomelodica contemporanea, che ha richiamato tantissima gente.
MARIA SCORPINITI



