lunedì, Gennaio 19, 2026
No menu items!
HomeNewsAttualitàCASO CONGI, ASP COSENZA VICINA ALLA FAMIGLIA, MA NESSUNA DOCUMENTAZIONE PUÒ ESSERE...

CASO CONGI, ASP COSENZA VICINA ALLA FAMIGLIA, MA NESSUNA DOCUMENTAZIONE PUÒ ESSERE CONSEGNATA

 

Ancora in corso le indagini della magistratura. La moglie di Serafino, l’uomo di San Giovanni in Fiore morto in attesa dell’ambulanza: «Dopo otto mesi, l’Asp non può più nascondersi»

 Da una parte, il dolore della famiglia di Serafino Congi che chiede verità sulla morte del giovane padre di famiglia di San Giovanni in Fiore, stroncato da un infarto in attesa di un’ambulanza attrezzata per il trasferimento in un centro di emodinamica. Dall’altra l’inchiesta della Magistratura e quella interna dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. A distanza di otto mesi dal tragico evento, la moglie e i figli di Serafino Congi chiedono la documentazione all’Asp e tempi celeri che portino ad accertare eventuali responsabilità.

In risposta, l’Azienda Provinciale esprime, con una nota, profonda vicinanza e rispetto nei confronti della signora Caterina Perri e delle sue figlie per la perdita di Serafino Congi. All’indomani dei fatti – affermano dall’Asp – è stata istituita una commissione interna che ha elaborato delle relazioni, trasmesse agli organi competenti. Atti che – dichiara Asp – non possono essere consegnati ai familiari in quanto potrebbero condizionare e/o influenzare il procedimento penale in corso e il regolare svolgimento delle attività ispettive.

L’Azienda cosentina puntualizza, inoltre, che la cartella clinica del paziente è stata posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria, pertanto non è più nella disponibilità dell’Azienda, confermando di aver collaborato con la magistratura. «Non appena le condizioni normative e procedurali lo consentiranno, saranno fornite ai familiari le informazioni richieste attraverso gli strumenti previsti dalla legge» – conclude nella nota l’Asp, ribadendo di aver mantenuto, in questa fase, un atteggiamento di prudenza e rispetto, e augurandosi che le indagini facciano piena luce sull’accaduto.

Per Caterina Perri, i mesi trascorsi dalla morte del marito, tra dolore e silenzi, sono già tanti e chiede chiarezza. «Mentre la Procura ha avviato le sue indagini – dice – l’Asp di Cosenza si è trincerata dietro un’inchiesta interna della quale, ancora ogginon si conoscono gli esiti. Solo ora ha rotto il silenzio con un comunicato ufficiale che si limita ad esprimere vicinanza alla famiglia e a ribadire la collaborazione con la magistratura». Quando dichiarato da Asp non appaga il desiderio di verità sulla morte del marito. Continua: «Sono trascorsi ben otto mesi dalla morte di Serafino, doppiamente vittima di un sistema malato: l’assenza di sanità in Calabria con un servizio di emergenza urgenza, in molti casi, rivelatosi una trappola di morte e l’omertosità imperante sulle circostanze che ne hanno determinato la tragica fine. La Calabria è la regione dove, rispetto all’Emergenza-Urgenza, persino il trasporto del paziente va in tilt e dove si muore perché le ambulanze non arrivano o, quando arrivano, partono con inaccettabile ritardo rispetto a patologie tempo-dipendenti. Per non dire della carenza di personale medico e delle gravi insufficienze organizzative nei Pronto Soccorso territoriali. Rispetto alla grave irreparabile perdita subita dalla nostra famiglia e al profondo impatto emotivo determinato dalla tragica perdita di Serafino nella comunità di San Giovanni in Fiore e in Calabria, abbiamo chiesto giustizia e verità».

E ancora: «Dopo mesi di sollecitazioni l’Asp esce allo scoperto, ma lo fa nel peggiore dei modi, calpestando i principi di correttezza e trasparenza in palese violazione della legge 241/90, a cui le Amministrazioni Pubbliche devono improntare la loro attività e i rapporti con i cittadini. A giustificazione di un comportamento gravemente omissivo e a dir poco irrispettoso della memoria di un giovane professionista e padre di famiglia, vittima di un sistema malato, l’Asp ricorre all’espediente di nascondere le proprie responsabilità amministrative dietro l’indagine della Procura che come svolge in autonomia e in maniera del tutto indipendente e scevra dalle risultanze dell’indagine interna dell’Asp».

Per Caterina Perri, l’Asp  dovrebbe invece rendere pubbliche le risultanze dell’indagine interna e a comunicarle alla famiglia che ne ha fatto formale richiesta. Nella sua battaglia alla ricerca di risposte chiare, Caterina è sostenuta dall’associazione “Siamo tutti Serafino”, nata all’indomani della morte del giovane sangiovannese con l’obiettivo di tutelare i pazienti e le loro famiglie di fronte alle disfunzioni del servizio sanitario e di lottare contro le disuguaglianze in sanità, in una Calabria che non vuole morire di malasanità.

 

 

ARTICOLI AFFINI

ARTICOLI SUGGERITI