martedì, Agosto 11, 2026
No menu items!
HomeNewsSCALA COELI - MATTARELLA CONFERISCA AD ANNA CAPALBO UN RICONOSCIMENTO ALLA MEMORIA

SCALA COELI – MATTARELLA CONFERISCA AD ANNA CAPALBO UN RICONOSCIMENTO ALLA MEMORIA

Nella foto: Anna Capalbo

La richiesta di Abruzzese al Quirinale. A ricostruire la vicenda del 1957, la nipote diretta della giovane che perse la vita nel tentativo di salvare il padre travolto dalla piena del torrente Procò

SCALA COELI – Il sublime gesto d’amore compiuto settant’anni fa dalla giovane Anna Capalbo è un esempio di coraggio e altruismo che merita un riconoscimento ufficiale da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A portare all’attenzione del Quirinale, lo scorso 13 febbraio, la vicenda della sedicenne di Scala Coeli, perita nelle acque del torrente Procò nel tentativo di salvare il padre Domenico, è un cittadino del centro collinare, Nicola Abruzzese, noto per il suo impegno ambientale e sociale in difesa del territorio ionico. L’intento – dice – è quello di valorizzare il sacrificio di Anna Capalbo come patrimonio universale da custodire e testimonianza autentica di coraggio, generosità e amore filiale verso il genitore.

 

LA STORIA

Nella richiesta al Presidente Mattarella, Abruzzese ripercorre le circostanze che portarono alla  morte Anna Capalbo, appena sedicenne e con tanti progetti da realizzare. Era il 26 ottobre 1957 quando la giovane divenne inconsapevolmente protagonista di un gesto di eroismo ancora oggi impresso nella memoria collettiva della comunità collinare. In quel giorno d’autunno, nel mentre attraversava a bordo di un mulo il Procó in piena per le abbondanti piogge con il padre Domenico e la sorella maggiore Emma, il genitore venne travolto dalle acque impetuose del torrente. Nel disperato tentativo di salvarlo, la ragazza non esitò a gettarsi nel fiume, affrontando con straordinaria determinazione la forza della corrente.Domenico Capalbo, padre di Anna

Quando Emma e il padre riuscirono a riemergere dalla furia del torrente, si misero subito a gridare e a chiamare Anna, ma non riuscirono a trovarla. Le loro urla, così forti e disperate, richiamarono l’attenzione di una famiglia che abitava nelle Macchie di Pismataro, i “Pitazzi di Campana. Il primo ad accorrere fu Rosario Pugliese che, avvicinandosi a Domenico, in dialetto campanese lo invitò alla calma e gli disse: “Micù, Micù, statte cittu ca s’avesse d’essere morta, po’ i Carabinieri non te la fanno nemmeno toccare”.

A quel punto Domenico, insieme alla figlia Emma e agli altri presenti, riprese con più determinazione le ricerche. Durante quei momenti strazianti e concitati, quello che si temeva si materializzò in una triste realtà. Rosario scorse un braccio che spuntava da un groviglio di rami nel greto del torrente. Dopo l’avvistamento, si fece legare con una corda e si calò per recuperare il corpo ormai senza vita della sfortunata sedicenne, sopraffatta dai gorghi del torrente, che aveva sacrificato la sua giovane esistenza nel nobile intento di salvare quella di un altro essere umano, in questo caso il padre.

Una volta riportata a casa, il dolore fu immenso e collettivo. La sorella Emma, sopraffatta dalla disperazione, si tagliò i capelli e li depose nella bara di Anna in segno di lutto. Da quel giorno, non portò mai più i capelli lunghi: un gesto silenzioso, ma eterno, di amore infinito.

IL TOCCANTE RICORDO DELLA NIPOTE CHE PORTA IL SUO NOME

I particolari della storia di Anna Capalbo sono stati ricostruiti grazie alla toccante testimonianza della nipote diretta, Anna Santoro, che vive a Campana, figlia di Emma. «Anna Capalbo era mia zia, sorella di mamma. Mia zia ha avuto la sfortuna di trovarsi sulla parte posteriore dell’asino; nel tentativo di salvare il papà, quando giunse la piena, è successo l’irreparabile. Da quel giorno per mia mamma la vita non è stata più la stessa, quella immane tragedia l’ha segnata per sempre. Tutta la famiglia e l’intero paese sono stati segnati da quel dolore. Poi sono nata io e mamma ha deciso di mettermi il suo nome. Lo porto con onore e tanto orgoglio».

La nipote racconta altri particolari inediti sulla sciagura, che avvenne poco prima della partenza dell’intera famiglia per l’America. Lì, negli Stati Uniti, ad attendere i Capalbo c’erano già il fratello Ugo e il fidanzato di Anna, che quest’ultima avrebbe dovuto raggiungere. A quel tempo funzionava così: un familiare chiamava un altro per il ricongiungimento. Ironia della sorte, la chiamata per Anna arrivò poco dopo la sua morte, come un destino crudele che bussò alla porta quando ormai era troppo tardi.

A MATTARELLA LA PROPOSTA DI RICONOSCERE IL VALORE DEL SACRIFICIO DI ANNA

Nicola Abruzzese, nel portare la singolare vicenda della sua concittadina all’attenzione di Sergio Mattarella, chiede che venga valutata ai fini di un riconoscimento ufficiale alla memoria da parte della Presidenza della Repubblica quale testimonianza di altissimo valore morale, altruismo e sublime amore filiale, che onora non solo la comunità di origine, ma l’intera Nazione.

«Ho sentito nel cuore il bisogno – precisa Abruzzese –  di portare all’attenzione del Presidente della Repubblica la straordinaria storia di Anna Capalbo. È una storia che parla di radici, di terra, di sacrificio e di quell’amore infinito per la famiglia che dà senso a ogni passo della nostra vita. Ogni volta che attraverso il ponte Procó per raggiungere la mia campagna – prosegue – sento forte questo legame con la mia terra e con i valori che ci tengono uniti. E pensando che per tanti anni nessuno abbia trovato il tempo o il coraggio di farlo, ho capito che non potevo più aspettare: dovevo essere io a proporlo al Presidente della Repubblica».

A chiederlo è anche una lapide marmorea, posta sul luogo della tragedia, tra la natura incontaminata e il silenzio della campagna, a ricordo del sublime gesto d’amore della sedicenne scalese. Una semplice lastra grigia con una foto in bianco e nero, che invita a fermarsi e riflettere.

La lapide sul luogo della tragedia

Quella di Anna Capalbo non è soltanto una tragedia familiare: è il simbolo di un’epoca, di sacrifici taciuti, di sogni spezzati e di un amore che ha saputo trasformare il dolore in memoria. I fatti del 1957 sono ancora vivi nel cuore di tanti scalesi i quali, se il presidente Mattarella dovesse dare seguito alla richiesta di Abruzzese, potranno onorare la loro concittadina come merita, poiché il suo esempio va oltre il tempo e lo spazio ristretto di un piccolo borgo arroccato sulle colline della Sila Greca. Una bella storia di coraggio, una delle microstorie di cui i nostri paesi del Sud sono ricchi, per troppi anni relegata nel cassetto dei ricordi degli anziani della comunità. Che ora, con l’intervento del Presidente della Repubblica, potrebbe avere la giusta visibilità ed essere condivisa a livello regionale e nazionale.

MARIA SCORPINITI

 

ARTICOLI AFFINI

ARTICOLI SUGGERITI