Vincenzo è detenuto in Israele, faceva parte della Global Sumud Flotilla. Ha rifiutato il rilascio immediato e comparirà dinanzi il Tribunale per l’immigrazione
CROSIA – Prende forma la mobilitazione per chiedere la liberazione di Vincenzo Fullone, l’attivista di Crosia fermato dagli israeliani in acque internazionali mentre era a bordo sulla nave Conscience diretta verso la Striscia di Gaza, carica di medicinali, personale medico e aiuti umanitari. La petizione nazionale lanciata online da “L’Eco dello Jonio” è stata già sottoscritta da centinaia di cittadini, mentre oggi, sabato, alle ore 16.30 è prevista in piazza Dante a Mirto una mobilitazione per manifestare solidarietà non solo a Vincenzo, ma a tutti gli ostaggi ancora detenuti.
«Dalle carceri israeliane devono uscire tutti. – afferma la sindaca di Crosia Maria Teresa Aiello – Il sequestro della Freedom Flotilla, a pochi giorni da quello della Global Sumud Flotilla, nonostante la fragile tregua annunciata a Gaza, è un fatto gravissimo. Non possiamo restare in silenzio – continua – mentre un nostro concittadino è detenuto illegalmente nelle prigioni israeliane e le notizie sulle sue condizioni sono scarse».
Sono oltre 10 mila i palestinesi, tra uomini, donne e bambini, detenuti in condizioni disumane, per cui Aiello rivolge un nuovo appello al Governo Meloni, per un’azione concreta e immediata volta alla liberazione di Vincenzo e di tutti i prigionieri politici palestinesi.
Intanto, nella tarda serata di giovedì scorso, si è appreso dai familiari e dai comitati solidali che Fullone ha rifiutato di firmare il foglio per il rilascio immediato, proposto dalle autorità israeliane, e rimane detenuto nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev. Nei prossimi giorni comparirà davanti a un tribunale per l’immigrazione che deciderà se verrà espulso e in che tempi. Nella giornata di oggi, sabato, potrebbero arrivare già delle novità dai legali di Adalah, l’organizzazione per i diritti civili che sta fornendo assistenza legale ai detenuti. La Farnesina ha confermato di essere in contatto con le autorità israeliane e di seguire da vicino la vicenda.
Anche da Cariati, in queste ore, il movimento “Le Lampare” chiede alle istituzioni locali, regionali e nazionali di prendere posizione per la liberazione di Vincenzo Fullone. A cominciare dal Comune di Cariati e da tutto il territorio del Basso Jonio, fino alla Provincia di Cosenza, nella sua dimensione istituzionale e rappresentativa, a partire dalla presidente Rosaria Succurro. «Bisogna unirsi alla sindaca di Crosia – affermano da Le Lampare – che ha già chiesto al presidente della Regione Roberto Occhiuto, ai consiglieri regionali, ai parlamentari calabresi e al Governo di attivarsi per la liberazione di Fullone e per la tutela degli attivisti italiani impegnati in missioni umanitarie. Invitiamo tutti i sindaci del territorio a fare lo stesso». Infine, il sindacato Usb Calabria ritiene l’arresto dei volontari un atto di repressione contro la solidarietà internazionale e chiede l’immediata liberazione di Fullone e degli altri attivisti.
MARIA SCORPINITI (“Il Quotidiano – L’Altravoce 11 ottobre 2025)

