La consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva interviene in merito alla legge sulla continuità dei servizi sanitari approvata a Palazzo Campanella «Contiene criticità, ma eviterà la chiusura dei servizi sanitari»
CARIATI – «Quando diventerà operativo, presente, reale l’ospedale di Cariati?». È la domanda che la consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, Filomena Greco, rivolge direttamente al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, commissario ad acta per la sanità, ricordandogli che sono già trascorsi due anni da quando, a pochi giorni dalle elezioni europee del 2024, in un video affermava l’avvenuta riapertura del pronto soccorso di Cariati. Un annuncio che ancora oggi è rimasto tale.
«Siamo quasi a maggio 2026 – afferma – sono passati due anni e ad oggi non ci sono nemmeno le porte della camera calda per l’ingresso delle ambulanze, figuriamoci anestesisti, infermieri, personale, turnazioni. Lo stesso accade per l’ospedale di Palmi: anche qui promesse, rinvii, nuove scadenze». Greco, tuttavia, afferma di aver salutato con favore il reinserimento dell’ospedale “Vittorio Cosentino” di Cariati nella rete ospedaliera quando era ancora sindaca di Cariati, ma adesso è arrivato il momento che Occhiuto «chiuda qualche canale social e apra un confronto serio e costruttivo per dare risposta alle tante sofferenze che stanno soffocando la regione. L’ultima tragica morte di un cittadino di Longobucco tiene insieme almeno due grandi ferite della nostra Calabria: la sanità “lontana” e i diritti negati per chi vive nelle aree interne».
Cittadini che vivono lontano dai grandi centri, nelle aree montane, nei piccoli comuni e in quei territori dove negli anni si è deciso di chiudere ospedali senza mai realizzare davvero quella medicina territoriale promessa: le case della salute, i presìdi di prossimità. Si tratta degli ospedali di Cariati, Trebisacce, Praia a Mare, così come altri quattordici, chiusi nel 2010 e mai realmente riconvertiti, nonostante atti, sentenze, delibere e persino finanziamenti previsti. Questi presidi chiusi – afferma – non sono casi isolati, ma il segno di una scelta sistemica fatta negli anni senza una vera alternativa territoriale.
La leader di Casa Riformista poi dice la sua in merito alla legge sulla continuità dei servizi sanitari regionali, discussa a Palazzo Campanella, che la ritiene non collegata con il Piano sanitario regionale, con i piani di fabbisogno del personale, con una strategia stabile di reclutamento. «Si tratta – rimarca – dell’ennesima misura emergenziale messa in campo dal presidente Occhiuto che sui social immagina e racconta una realtà che di fatto non esiste».
Per Casa Riformista tale legge, sebbene contenga “forti profili di illegittimità”, consente tuttavia di evitare la chiusura dell’ospedale di Polistena, del consultorio di Cariati che ad oggi è senza ginecologo, dei reparti che vanno avanti solo grazie al sacrificio dei medici in pensione che scelgono di rientrare e aiutare le loro comunità.
Anche rispetto ad Azienda Zero, la capogruppo in Consiglio Regionale di Casa Riformista – Italia Viva sostiene che essa non è il perno della riorganizzazione, ma uno strumento vuoto, più burocratico che operativo, incapace finora di dare risposte concrete sul reclutamento, sulla mobilità, sulla programmazione.
Per Greco, le funzioni ospedaliere vanno separate da quelle territoriali, così come la presenza e l’operatività di una struttura terza, come potrebbe essere la stessa Azienda Zero. in grado di fare controlli sulla gestione e l’erogazione dei servizi da chiunque vengano. È il momento di passare, dopo 4 anni – rimarca ancora l’esponente del partito di Renzi – dalla narrazione alla realizzazione. senza scaricare tutto sulle Aziende sanitarie, già in sofferenza e costrette a rincorrere l’emergenza.
La sanità – ribadisce la consigliera regionale – non può essere terreno di spot né di narrazioni consolatorie: è un diritto fondamentale e come tale va garantito in modo uguale a tutti, indipendentemente dal luogo in cui si nasce o si vive. Infine, chiede una regia nazionale forte e non frammentata in venti sistemi diversi con disuguaglianze intollerabili, soprattutto in regioni fragili come la Calabria. «C’è bisogno di meno propaganda e più programmazione, meno emergenze e più soluzioni strutturali. La vera sfida – conclude – non è raccontare una Calabria che funziona, ma farla finalmente funzionare davvero».


